La mia nuova vecchia moto

La prima cosa che ho pensato quando l’ho guidata è che volevo riportarla al tipo che me l’ha venduta. Abituato come sono alla guida del GS, proprio non mi sentivo a mio agio. La sensazione era quella di essere in sella ad un mulo cocciuto che non ne voleva sapere di muoversi. “Allergica alla piega” era la definizione che mi rimbombava nella testa. Quello stretto manubrio sembrava troppo piccolo per poter fare leva e quel motore così grosso mi dava l’impressione di essere un peso, un fardello più che il cuore pulsante della moto.

Piano piano però ho cominciato ad apprezzare alcune cose. Il cambio ad esempio. Neanche lontano parente a quello del GS. Fluido e preciso, supportato da una frizione a cavo morbidissima. Sì, ogni tanto si impunta anche lui ma niente rispetto a ciò a cui sono abituato.
Il motore. Che tu sia in seconda o in quinta poco importa. Sfrutti tutto l’arco dei giri senza vibrazioni. E’ in grado di accettare i 500 giri in quinta ai 20 orari senza fare un sussulto! Se lo spremi poi, butta in terra tutti i novanta cavalli di cui è capace e ti porta in breve a velocità che superano di molto i 200 kilometri orari…
La carenatura. Guardandola non diresti mai che sia così efficace. Aria ne arriva tra collo e testa ma senza la minima turbolenza. A velocità autostradale e ben oltre, col casco jet, fili liscio che è un piacere con gambe e busto al completo riparo.

Una moto d’epoca, più che trasportarti semplicemente da un posto a quell’altro, ti conduce in un mondo fatto di sensazioni ed emozioni che non tutti sono in grado di apprezzare. Mai come in questo caso mi sono stupito di quanto io non vedessi questa moto ma la stessi solo guardando. Non mi sembrava particolarmente bella e non mi piaceva guidarla. Lentamente però ho imparato ad apprezzarla e come spesso accade sono rimasto ammaliato. Adoro il rumore del 4 cilindri a sogliola che sale di giri, la grossa strumentazione con tutte quelle enormi spie colorate. Adoro quel fanalone da autobus e il clacson da auto; le frecce integrate in quegli specchietti che sembrano due orecchie di topo. Mi piace la sua linea filante. E’ bello sfiorare le carene o il serbatoio sentendo la qualità della verniciatura.

E’ una moto che ha delle regole ferree, sia per la guida che per la manutenzione. Se la vuoi piegare devi capire come fare, così come (ad esempio) smontare le borse. C’è un solo modo, una sequenza precisa di gesti. E’ il suo modo di parlarti. Insomma questa K 100 RS è come una signora di mezza età che ti conquista con il suo fascino e la sua eloquenza più che per la sua bellezza. E’ un po’ altezzosa e non si concede alla prima uscita ma se hai pazienza ti regalerà emozioni inaspettate.

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